Il dizionario dei mieli nomadi riprende e arricchisce l’omonimo volume cartaceo per accompagnarti in un viaggio “dalla A alla Z” nel mondo del miele, delle api e dell’apicoltura, con termini, piante, curiosità e approfondimenti su chi ha saputo custodire, valorizzare e diffondere questo patrimonio prezioso.
L’acqua è uno dei nutrimenti più importanti per la colonia: migliaia di api, dai corpi minuscoli e laboriosi, necessitano di fonti costanti di acqua. Il consumo di acqua aumenta quando la bottinatura sui fiori è scarsa e spesso gli apicoltori riconoscono la “magra” di raccolto proprio dallo sforzo di abbeverata delle api operaie.
L’acqua serve anche a regolare la temperatura dell’alveare. Le api operaie, al ritorno dalle fonti, diffondono minuscole gocce d’acqua nell’alveare e, grazie al movimento incessante delle loro ali, fanno evaporare il liquido: in questo modo, l’alveare consuma energia termica e abbassa la sua temperatura.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Abete bianco (Abies alba) e Abete rosso (Picea abies)
Sono alberi di grandi dimensioni con foglie aghiformi persistenti, tipici dei boschi montani. Non hanno fiori vistosi e non producono nettare, ma possono dare origine al miele uniflorale di abete. Il legno di Picea abies, in particolare quello della foresta di Paneveggio nella zona della “Magnifica Comunità di Fiemme”, è stato usato per costruire i violini Stradivari.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso, il profumo richiama il bosco, la caramella d’orzo e le bucce di agrumi candite. Al palato, il gusto è equilibrato e profondo, con note di malto e sensazioni animali. Miele di melata dai caratteristici riflessi verde petrolio, Abete non nasce dal nettare dei fiori, ma dalle sostanze zuccherine che gli insetti depositano su foglie e rami.
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Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Robinia pseudacacia, Fabaceae
È diffusa soprattutto nel Centro-Nord Italia ed è la prima fioritura abbondante della stagione. Fiorisce sotto i segni del Toro e dei Gemelli e con i suoi delicati grappoli di fiori bianchi inonda i cieli di primavera di un profumo delicato, acidulo e dolce. Se la pioggia non disturba e le api hanno abbastanza forze, rappresenta una delle raccolte più importanti dell’anno.
Introdotta in Europa dalla Virginia (USA) nel 1601, deve il suo nome a Linneo, che la chiamò Robinia in onore di Jean Robin, farmacista e botanico di corte di Enrico IV, che la fece germinare per la prima volta nell’orto botanico di Parigi.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso richiama delicati fiori bianchi e vaniglia. Al palato rivela un retrogusto che esalta le sensazioni olfattive chiudendo con una fresca nota di mandorla dolce. Di colore chiaro e limpido, quasi cristallino quando è puro, il miele di acacia è dolce, setoso e persistente.
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Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Sono piccoli animali appartenenti alla classe degli aracnidi e si trovano praticamente ovunque sul pianeta. Tra i più temuti in apicoltura ci sono l’Acarapis woodi e, soprattutto, la Varroa destructor. Quest’ultima, originaria dell’Asia, ha causato le più grandi perdite degli ultimi decenni. Presente quasi in tutte le colonie di api mellifere del mondo, la varroa è riuscita ad adattarsi al corpo e alla covata delle api mellifere e provoca danni diretti infliggendo ferite sul corpo delle api e trasmettendo numerose malattie virali da ape ad ape e da alveare ad alveare. Debellarla è difficilissimo: gli apicoltori la controllano attraverso pratiche di allevamento specifiche o sostanze acaricide o repellenti, cure che hanno di fatto reso l’ape dipendente dall’uomo, sottraendola al suo destino di animale selvatico.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Si ottiene per lenta ossidazione dell’idromele esposto all’aria in botti di rovere. Gli ingredienti sono semplici – acqua di fonte alpina e miele – e il processo è codificato e promosso da un gruppo di lavoro indipendente chiamato Amici Acidi, che ha stabilito tre condizioni produttive:
derivano dal miele utilizzato.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È una caratteristica del miele che spesso viene percepita in contrapposizione alla dolcezza. In realtà, chimicamente, si contrappone all’alcalinità. Il pH del miele varia da 3,5 a 4,5, a seconda della varietà, ed è fondamentale per la sua conservazione: il pH basso è dovuto alla presenza di acidi organici, come l’acido gluconico e l’acido malico, che limitano lo sviluppo dei batteri. In cucina, l’acidità del miele è utile per marinare, “cuocere” a freddo e conservare i cibi.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
El Bulli, Roses, Spagna
Ferran Adrià, nel suo locale a Roses, nella baia di Montjoi in Catalogna, ha fatto la storia della ristorazione mondiale. Innovatore rivoluzionario e creativo, ha introdotto nuove tecniche e concetti nella cucina contemporanea: dal sifone all’uso di alginati capaci di sostenere spume, sferificazioni e cambi di stato della materia. Tra i molti prodotti italiani presenti nelle sue lunghe sequenze di piccole opere d’arte gastronomica, insieme al Parmigiano Reggiano e all’aceto balsamico tradizionale di Modena, ci sono stati anche i Mieli Thun.
Indica la capacità delle api di aggregarsi intorno alla regina per tentare di ucciderla. Questo accade quando c’è una madre intrusa nell’alveare o quando nascono nuove regine senza un adeguato patrimonio feromonico. Più spesso, però, questo comportamento è uno strumento offensivo molto efficace: se un insetto di grande forza o dimensioni si avvicina troppo all’ingresso, un gruppo di api gli si scaraventa addosso, creando un vero “gomitolo” di api: questo movimento forsennato produce calore e può provocare la morte dell’intruso per soffocamento o stress termico. Con questi comportamenti le api riescono a stupire anche gli apicoltori più esperti e i veterani delle fioriture.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al palato, il gusto è complesso, con note di uva Moscato, pesca bianca non ancora matura e, in chiusura, un richiamo al fungo fresco. La sua ricchezza aromatica evoca anche il frutto del litchi. Prodotto in maggio, il miele albero del paradiso è aromatico e rimane liquido a lungo. Ha un colore giallo dorato intenso con riflessi ambrati.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Ailanthus altissima, Simaroubaceae
È chiamato anche falso sommacco o ailanto e appartiene alla famiglia delle Simaroubaceae. Cresce molto rapidamente, raggiungendo altezze di circa 15 m in 25 anni, ed è stato proprio il suo rapido slancio verso l’alto a dare origine al nome “albero del paradiso”. Ha una straordinaria capacità di adattamento a suoli e climi diversi: si trova spontaneo dalle Dolomiti a Pantelleria, resiste al caldo, alla siccità, al freddo alpino e perfino alla salinità delle rive marine. La pianta ha foglie odorose e pungenti, mentre i fiori concentrano tutto il meglio della pianta per attrarre le api e favorire l’impollinazione. Sfregando un germoglio nuovo, sembra di avere tra le mani dei popcorn appena scoppiati.
Fu introdotto in Europa dalla Cina nel 1770 per consentire la riproduzione del baco da seta Samia cynthia, le cui larve si nutrono delle sue foglie.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Raccoglie professionisti capaci di valutare i mieli sia dal punto di vista della qualità sia da quello della loro origine botanica. Grazie a questo albo, gli apicoltori possono sottoporre i propri mieli a valutazioni e analisi affidabili.
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Ambasciatori dei Mieli
È un’associazione culturale che sostiene e diffonde la conoscenza dell’apicoltura, del miele e degli altri prodotti dell’alveare. L’associazione funge da ponte tra il mondo della produzione e quello del consumo, traducendo l’esperienza e i valori dell’apicoltura in strumenti di conoscenza e crescita culturale.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Carlo Amodeo e il suo team rappresentano un esempio virtuoso della nobile arte dell’apicoltura italiana, un legame vivo tra biodiversità, territorio e tradizione.
La tradizione apistica italiana è famosa in tutto il mondo, tanto che la razza più allevata globalmente è la Ligustica, Apis mellifera ligustica. Questa eccellenza si riflette nella produzione di mieli monoflora di altissima qualità, resa possibile dall’orografia, dal clima e dalla ricca flora dell’Italia, ma soprattutto dal lavoro appassionato dei produttori come Carlo Amodeo. Produce mieli rari come carrubo, mandorlo e nespolo, oltre ai più tradizionali arancio, sulla ed eucalipto, e si impegna attivamente nella tutela dell’ape nera sicula, presidio Slow Food.
È il luogo e l’insieme delle arnie che compongono una postazione, e può essere nomade o stanziale.
Generalmente è il risultato di ricerche e tentativi per individuare i luoghi più confortevoli per le api e più favorevoli per i raccolti.
Il numero di arnie presenti in un apiario varia da 5 a 50 e la loro disposizione dipende dallo spazio disponibile e dalle esigenze delle api. Per facilitare il rientro negli alveari, gli apiari possono avere forma circolare o disposizione a zig-zag, in modo che le porte d’accesso non siano in linea e siano più facili da riconoscere.
Osservando un apiario, i colori dei frontali delle singole arnie colpiscono subito: sono veri e propri codici dipinti, fondamentali per le api, che li usano insieme alla forma dell’arnia e alla luce polarizzata del sole per ricordare la posizione esatta della propria arnia, con toni facilmente percepibili dalle api, dal giallo all’arancio, fino al verde e al blu ultravioletto.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È un insieme di pratiche che, attraverso l’uso dei prodotti delle api, apportano benefici e talvolta supportano la guarigione di patologie, stress fisici o segni dell’invecchiamento. L’argomento è controverso e dibattuto tra chi considera la medicina solo pratica e ricerca scientifica e chi riconosce i benefici dei prodotti naturali.
Per quanto riguarda il miele, esiste una bibliografia enciclopedica che include anche il polline, la propoli – che contiene numerose sostanze antibiotiche -, la pappa reale, la cera d’api e l’apiterapia con il veleno per problemi reumatici o articolari.
Il miele, inoltre, rimane un rimedio immediato per i piccoli malanni stagionali, confermando qualche fondamento della farmacopea popolare.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
In genetica, un individuo aploide ha un corredo cromosomico limitato: possiede solo 1N di cromosomi, mentre un organismo diploide ne ha 2N. I fuchi, i maschi delle api, nascono da uova non fecondate e quindi non hanno il patrimonio genetico del padre.
Curiosità: tutti i fuchi non hanno un padre, ma hanno un nonno e possono generare solo figlie femmine o nipoti maschi, cioè api operaie e regine, mai figli maschi. Queste caratteristiche hanno implicazioni evolutive e comportamentali molto interessanti.
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Al naso, il profumo è delicato e fruttato. Al palato, il gusto dolce e fruttato bilancia note agrumate e floreali in un equilibrio armonioso e rinfrescante. Luminoso e profumato, il miele di arancio racchiude l’essenza dei fiori di zagara.
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Citrus spp., Rutaceae
È un antico ibrido tra pomelo e mandarino, ormai coltivato come specie autonoma da secoli. Appartiene alla famiglia delle Rutaceae e fiorisce sotto i segni del Toro e dell’Ariete. Il fiore, noto anche come zagara o neroli, ha un colore bianco o rosato e un profumo intenso.
Originario della Cina, è arrivato in Europa grazie ai Portoghesi nel XIV secolo lungo le vie della seta, e oggi è presente soprattutto nel Sud Italia, in Calabria e Sicilia.
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Al naso, profumi di mandorlo e agrumi si uniscono a una lieve nota di litchi. Al palato è morbido e vellutato, con un finale lievemente aspro che richiama la mela cotogna candita e il latte di mandorla. Di colore chiaro e quasi trasparente, il miele di asfodelo si caratterizza per una dolcezza fine e delicati profumi floreali.
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Caffé Sicilia, Noto
Corrado Assenza, grande maestro della pasticceria italiana, è un punto di riferimento per chi valorizza le tradizioni del territorio, il lavoro degli agricoltori e dei piccoli produttori locali, e la poesia degli antichi gesti. La sua opera unisce questo legame con la Sicilia a un’innovazione creativa, esprimendo l’arte
contemporanea nella pasticceria.
Ha infranto prima di tutti il confine tra dolce e salato, predicando la primazia del miele sullo zucchero. Come dice lui stesso: “In Sicilia ci sono due modi di esercitare il mestiere di pasticcere: quello del miele e quello dello zucchero. Il pasticcere del miele non usa lo zucchero perché tiranno”. La sua è un’esegesi dell’ingrediente, convinto assertore della materia prima e del suo rispetto. Il cappero candito al miele d’arancio e i suoi mielarò rimangono simboli viventi della relazione tra mondo vegetale e animale, con il miele che diventa punto di congiunzione.
È un comportamento naturale delle api operaie. Nei mesi estivi, fino a 5.000-10.000 individui si aggrappano all’uscita dell’arnia formando catene che talvolta ricoprono l’intero alveare: questo ha una funzione termoregolatrice e rende più respirabile l’ambiente interno della colonia, dove le nutrici assistono le larve e le api appena nate.
In primavera questo comportamento segnala l’avvio della sciamatura, mentre nel resto della stagione può indicare una pausa nel raccolto o, più spesso, un alveare pieno di miele appena raccolto
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Ristorante Ratanà, Milano
Cesare Battisti ha creato un’oasi di pace, relax e grande cucina nel cuore di Milano. La sua filosofia è un inno alla gioia e alla buona cucina lombarda: generosa, sincera e basata sulla qualità degli ingredienti. Tutto parte dalla semplicità e dal rispetto delle materie prime, per piatti che eliminano l’inutile e valorizzano la perfezione e la ricchezza dell’ingrediente.
L’ambiente informale ma curato fa da cornice a un menù che spazia dalla tradizione milanese – cartoccio di mondeghili e un risotto con ossobuco indimenticabile – ai piatti evergreen, come il carpaccio di Fassona piemontese con salsa all’aceto balsamico e Lodigiano, e la tartare di Fassona piemontese con salsa di bagna càuda e verdure croccanti. I dolci sono affidati all’estro e alla creatività di Luca De Santi, una delle promesse mantenute dell’alta pasticceria italiana.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Pasticceria Sirani, via Elba 16, Brescia
Nerio Beghi, in arte Sirani, nasconde un’eccezionale creatività: ogni dieci anni rivoluziona completamente il suo punto vendita, mantenendo come punto fermo la qualità delle materie prime.
Il nuovo corso della pasticceria Sirani si allontana dalle mignon e dalle monoporzioni per tornare ai grandi formati: generose torte da tagliare al momento, lievitati perfetti e dolci della tradizione senza compromessi. Sui muri del cortile interno della pasticceria compaiono murales che raffigurano api che volano felici su grandi papaveri rossi, ambasciatori perfetti della magia del miele.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Pasticceria Besuschio, Abbiategrasso, Milano
La storia della pasticceria Besuschio, attiva dal 1845 nel centro storico di Abbiategrasso, passa da Ambrogio a Emilio, Giulio, Attilio e oggi Andrea. Situata a pochi passi da Milano, è un tempio della tradizione italiana e milanese che difende il dolce preparato con gesti sapienti e materie prime di altissima qualità.
Le feste profumano di tradizione grazie al panettone e alla colomba a lievitazione naturale, ma non mancano originali sfide di gusto, come la pasta lievitata in equilibrio tra soffice e croccante arricchita da marroni della Val di Susa, limone candito, vaniglia Tahiti e fava di tonka. Macaron, praline, cioccolatini, cremini, torte da forno e monoporzioni completano la lunga serie di dolci tradizionali, tra cui spicca il pan meino, specialità da colazione da intingere nella panna liquida fredda.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Si verifica quando la regina smette o rallenta fortemente la deposizione delle uova. Avviene in tre momenti
principali:
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso, il profumo di spezie, frutta matura, vin santo e liquirizia racconta la ricchezza dei sottoboschi italiani. Al palato il gusto, che spazia tra carruba, rabarbaro e confettura di pomodori verdi, chiude con un retrogusto di zucchero di canna cotto. Intensa e aromatica, la melata di bosco è ricca di sali minerali e cristallizza lentamente.
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Pizzeria Saporè, San Martino Buon Albergo (VR)
Renato Bosco è un maestro della panificazione e dei lievitati, soprannominato “pizza-ricercatore” per aver portato una visione innovativa sulla pizza fondendo arte, scienza, creatività e sperimentazione al servizio del lievito naturale. Il suo lavoro, basato su farine macinate a pietra, ingredienti di alta qualità e lievito rigorosamente naturale, ha portato alla creazione di pizze considerate di alta cucina. Renato seleziona personalmente i migliori prodotti italiani da piccoli produttori e rispetta la stagionalità per far riscoprire il gusto autentico del cibo, anche nella scelta dei condimenti. Dalla sua ricerca sono nate creazioni inedite come la mozzarella di pane, l’aria di pizza, il crunch e il doppio crunch. Sempre attento alle novità, oggi concentra la sua attenzione anche sul panino di qualità.
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Galactites tormentosa, Asteraceae
È una pianta spinosa alta tra i 20 e 100 cm, tipica del bacino del Mediterraneo. Cresce bene nei terreni sabbiosi, rocciosi o incolti. Fiorisce sotto il segno del Toro e i suoi fiori possono essere rosa, lilla o bianchi. Il termine “cardo” raggruppa molte specie simili. Tra queste, Onopordum acanthium è celebre come simbolo della Scozia.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso, profumi di torba e corteccia tagliata chiudono con singolari note di gambo di fiore macerato. Al palato, il gusto è mediamente dolce e lievemente astringente. Di colore ambrato, il miele di cardo unisce profumi floreali e sfumature vegetali.
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Daucus carota, Apiaceae
È una pianta biennale che sviluppa una grossa radice principale, dove immagazzina zuccheri. La carota selvatica preferisce i suoli sassosi e aridi ed è molto comune come infestante. Fiorisce sotto il segno dei Gemelli e dal suo frutto si estrae un olio essenziale impiegato in cosmesi.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso ricorda una resina dolce, l’estratto di mandorla, il cocco, la crema solare, la caramella al mou e la mostarda di carote. Ha un odore penetrante, come tutti i mieli della stessa zona di produzione, e ricorda il millefiori. Al palato, il gusto è di latte salato, con una complessità persistente e una chiusura inaspettata di sedano e mandorla amara.
Si abbina a spezie dolci e pepe nero di Sarawak ed è ideale per glassare un petto d’anatra. Negli impasti, si sposa bene con uvetta e pinoli. Può essere utilizzato tiepido per condire radici amare e tuberi dolci cotti al vapore.
Il miele di carota selvatica non ha ancora ricevuto le attenzioni scientifiche necessarie: non esistono schede di caratterizzazione complete per definire con precisione le sue caratteristiche chimico-fisiche, organolettiche e melissopalinologiche. Per questo motivo non è incluso nella collezione dei mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Ceratonia siliqua, Fabaceae
È un albero alto 5-10 m, dioico (esistono individui maschio e femmina), tipico delle zone marittime del Mediterraneo. Anticamente, i suoi semi venivano utilizzati per pesare gemme e pietre preziose, dando origine alla parola “carato” (ct), unità di misura usata in gemmologia ed equivalente a 0,2 g.
Fiorisce sotto il segno dello Scorpione e i suoi frutti, chiamati fave di carrube o vaiane, sono baccelli grandi (10-20 cm), spessi e cuoiosi: all’inizio sono verdi pallidi, poi diventano marrone scuro a piena maturazione, con la polpa zuccherina che indurisce col tempo.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso richiama cuoio fresco, burro di latte caprino, caramello, fieno aromatico di montagna e liquirizia. Al palato emergono aromi di farina di nocciole e un retrogusto persistente di caramello salato e baccello di carrubo. Può essere utilizzato nell’impasto delle tagliatelle con farina di castagne o farro, per candire le bucce d’arancio, nelle preparazioni dolci o salate con caffè e cioccolato fondente o a crudo su una crema di ceci o fagioli cannellini.
In Italia è un miele molto raro e rappresenta un ingrediente importante della pasticceria tradizionale del Sud.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Castanea sativa, Fagaceae
È un albero diffuso in tutta Italia, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, che cresce in ambienti collinari e montani e predilige i suoli freschi, profondi e ricchi di materia organica. Può raggiungere i 20-30 m di altezza ed è un albero molto longevo: può vivere più di mille anni.
Fiorisce sotto il segno del Cancro e i fiori hanno la parte maschile a forma di piccola pannocchia giallo chiaro e la parte femminile alla base, a forma di involucro. Pur essendo prevalentemente impollinato dal vento, le api raccolgono grandi quantità di polline e nettare dai suoi fiori. Il nome deriva dal greco castana, città della Tessaglia da cui, secondo molte fonti, proviene.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso fonde profumi di camomilla essiccata, note animali e tanniche. Al palato, il gusto è amarognolo con sentori di legno, tabacco, carruba e cacao. Di colore ambrato e ricco di sali minerali, il miele di castagno è intenso e complesso.
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È un materiale inerte, stabile e fondamentale per la vita di una colonia, prodotto dalle giovani api attraverso le ghiandole cerarie poste sulla parte inferiore degli anelli dell’addome.
I favi costruiti con la cera costituiscono lo scheletro del super-organismo dell’alveare: contengono miele e polline, fungono da nursery per le larve, da sistema di comunicazione e di difesa grazie agli anfratti protettivi, isolano termicamente e fisicamente, sigillano e fungono da ponte di collegamento tra vari elementi dell’alveare. Proprietà fisiche: lavorabile a 35 °C, punto di fusione a 63 °C, inizia a perdere il colore naturale a 85 °C, peso specifico 0,960-0,970 kg/L.
In apicoltura, si definisce cera vergine quella ottenuta dalla cera di opercolo, che rappresenta la cera del nuovo anno.
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Sono contenitori naturali presenti sulla tibia degli arti posteriori delle api, dotati di una peluria ricurva che trattiene le pallottole di polline raccolte sui fiori. Rappresentano l’inizio del sistema di raccolta del polline, che viene raccolto dagli arti e dal corpo delle api, impastato con piccole quantità di nettare per formare agglomerati stabili, trasportato fino all’alveare e depositato nelle celle pulite, dove viene pressato sul fondo e sigillato con miele e propoli.
Il polline non viene stivato in grandi quantità come il miele: quando è scarso, la regina può rallentare la deposizione per mancanza di proteine.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È il polimero biologico che ha permesso l’evoluzione strutturale degli insetti e degli artropodi. Funziona come una monoscocca protettiva e portante, alla quale sono agganciati tutti gli organi funzionali dell’animale. Leggera, resistente e versatile, può essere considerata una fibra di carbonio naturale ante litteram.
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Al naso ricorda la frutta secca tostata e la confettura di albicocca. Al palato, il gusto ricorda le drupe con sentori di mandorla e prugna, chiudendo con una piacevole grassezza e un finale quasi pungente. Di colore giallo intenso con riflessi aranciati, il miele di ciliegio unisce dolcezza e personalità.
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Nei cocktail il miele può assolvere la funzione di dolcificante e di legante delle note aromatiche.
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Il miele è consumato a colazione in moltissime culture. Al Nord, viene comunemente spalmato sul pane con il burro mentre in tutto il Medio Oriente e nel Maghreb viene abbinato all’olio extravergine di oliva.
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È l’insieme delle api che compongono una famiglia: regina, operaie e fuchi. Nelle lingue germanofone si usa un termine bellissimo che significa popolo; in italiano, una famiglia popolata corrisponde a una colonia numerosa ed esprime perfettamente l’idea di comunità solidale.
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Brassica napus, Brassicaceae
È una pianta annuale alta da 0,3 a 1 m, con fiori gialli o bianchi. Coltivata come pianta oleaginosa, è impiegata per la produzione di oli e, negli ultimi decenni, anche nei biocarburanti. Fiorisce sotto il segno dei Pesci e la sua fioritura è scaglionata e può durare oltre 40 giorni.
Nel 1979, il primo steroide con attività ormonale vegetale, è stato isolato proprio dalla Brassica napus.
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Al naso si percepiscono odori sulfurei di cavolo cotto e crosta di formaggio vaccino stagionato. Al palato emergono note dolci con un finale fresco, quasi mentolato, dovuto alla cristallizzazione fine.
Può essere utilizzato per completare un aïoli agliato, in salse a base di yogurt acido, nell’impasto dei canederli al formaggio o con erba cipollina e un tocco di noce moscata per un sorprendente ketchup per tartara di carne.
È uno dei mieli più diffusi in Europa, ma in Italia resta ancora una rarità.
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Arbutus unedo, Ericaceae
È un arbusto o albero sempreverde che raramente supera i 10 m di altezza. Il tronco ha corteccia rossastra e screpolata mentre la chioma è folta e rotondeggiante.
Sulla pianta possono coesistere fiori e frutti maturi: fiorisce sotto i segni della Bilancia e dello Scorpione e i fiori sono verdastri o bianchi; i frutti eduli di circa 4 cm vanno dal giallo al rosso vivo. La linfa è ricca di alcaloidi e ha un sapore molto amaro.
La leggenda vuole che il corbezzolo sia nato dal sangue del gigante Gerione, sconfitto da Ercole nella sua decima fatica.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso, il profumo ricorda caffè tostato, cacao, rabarbaro e genziana. Al palato, una dolcezza delicata accompagna gusti più amari e vegetali. Di color nocciola con sfumature grigio-verdi, il miele di corbezzolo è raro e indimenticabile.
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Coriandrum sativum, Apiaceae
È un’erba annuale con steli eretti, foglie composte, fiori bianchi e semi aromatici che non sopravvive nei terreni saturi d’acqua.
Il nome deriva dal latino coriandrum, “cimice”, in riferimento all’odore sgradevole che emanano i frutti immaturi. Fiorisce sotto il segno dei Gemelli e, in Italia, il raccolto più interessante proviene dalle coltivazioni in Romagna, nelle Marche e in Abruzzo. Fa parte della stessa famiglia di origano, sedano e
finocchio.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso, profumi intensi che ricordano il pain d’épices e il gomasio sfumano in lievi note affumicate. Al palato, il gusto bilancia dolcezza e sapidità con una chiusura agrumata persistente. Di colore aranciato, il miele di coriandolo è aromatico e originale.
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Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Allevatrice, biologa, scrittrice e studiosa inglese, Eva Crane (Londra, 12 giugno 1912 – Slough, 6 settembre 2007) è considerata tra le massime autorità mondiali nel campo dell’apicoltura. Per 35 anni è stata direttrice dell’International Bee Research Association, visitando oltre 60 Paesi per raccogliere dati e approfondire la conoscenza delle api e della loro gestione. Ha pubblicato più di 180 opere tra saggi, articoli e libri, tra cui: Honey: A Comprehensive Survey (1975), A Book of Honey (1980), The Archaeology of Beekeeping (1983) e Bees and Beekeeping: Science, Practice and World Resources (1990). Le sue ricerche hanno contribuito in modo determinante alla diffusione della conoscenza scientifica sulle api e sulla produzione del miele.
Il miele è una soluzione sovrasatura di zuccheri: la concentrazione del soluto è superiore a quella di equilibrio, rendendo la soluzione tendenzialmente instabile. Tutti i mieli cristallizzano, ma con tempistiche diverse. La velocità dipende dalla composizione zuccherina, dall’umidità e dalla temperatura di conservazione. In particolare: più alto è il glucosio, più veloce è la cristallizzazione; il rapporto tra glucosio e fruttosio e tra glucosio e acqua influisce sul processo; basse temperature (vicino ai 14 °C), lenta movimentazione e presenza di nuclei di condensazione, come particelle di polline, favoriscono cristallizzazioni fini, cremose e veloci.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Le api possiedono un’incredibile capacità di orientamento che in certi momenti può venire meno. Dopo un lungo volo con un ricco carico di nettare, le bottinatrici stanche possono sbagliare l’ingresso del proprio alveare. Il fenomeno è più frequente quando le arnie di un apiario sono allineate senza punti di riferimento ambientali davanti alle porte. In questi casi, in una fila di 40 alveari, le colonie esterne possono ricevere così tante bottinatrici erranti da non riuscire a contenerle tutte, mentre le arnie centrali rischiano di spopolarsi e non fare raccolto. Una deriva del 2% è considerata normale, ma in casi estremi può arrivare al 60%. Per ridurre la deriva, possono bastare anche solo pochi alberi o rami tra le arnie anche se, in genere, si preferisce disporre le arnie ad anello, poligonale o a zig-zag, e colorare le porte come segnale aggiuntivo di orientamento.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È un polisaccaride amorfo, di consistenza gelatinosa e solubile in acqua, presente nelle melate. È un carboidrato poco digeribile dalle api che può causare disturbi digestivi, soprattutto durante lo svernamento.
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Sono enzimi fondamentali nei processi digestivi delle api, responsabili dell’idrolisi degli zuccheri. L’indice diastatico è un parametro importante per valutare la freschezza del miele, definito secondo la scala di
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Hedera helix, Araliaceae
È una pianta lianiforme perenne e rampicante, con piccoli fiori verdi raggruppati in un’ombrella globulare semplice che si inclina verso il basso formando un corimbo. Predilige i suoli freschi e ombrosi. L’alfa-ederina contenuta nelle foglie può essere usata come spasmolitico.
Nell’antichità l’edera era associata a Bacco, poiché si riteneva che aiutasse a contrastare gli effetti dell’alcol.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso sprigiona fragranze vegetali con note pungenti di cannella e spezie verdi. Al palato è dolce, con retrogusti di tostato, caramello, mou ed erbaceo, e un finale lievemente pepato. Le fragranze vegetali richiamano radici, foglie di conifera, liquirizia, muschio e note di muffe nobili. Il gusto iniziale ricorda il fungo, mitigato dalla dolcezza e dagli aromi erbacei, con un finale asciutto che richiama cannella e resina fresca.
La cristallizzazione fine gli regala una cremosità sorprendentemente suadente. Può essere utilizzato a fine cottura sulle zuppe di verdure e al posto di altri dolcificanti in un panpepato, per “bagnare” l’acciuga nel ripieno dei fiori di zucca fritti o unito a noci e formaggio erborinato per ravioli di pasta fresca.
Il miele di Edera è prodotto tra settembre e ottobre e si presenta di colore grigio con iridescenze verdi. Ha un’altissima concentrazione di glucosio che provoca una cristallizzazione rapidissima, spesso ancora all’interno del favo. La raccolta richiede quindi un tempismo perfetto per estrarre il miele dalle celle.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Sono proteine che facilitano reazioni chimiche. Nel miele sono aggiunti dalle api durante la digestione del nettare o della melata. Da questi enzimi derivano molte proprietà del miele, ad esempio la glucosio ossidasi, corresponsabile della sua attività antibatterica.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Medicago sativa, Fabaceae
È una pianta foraggera perenne che può raggiungere 1 m di altezza. Fiorisce sotto il segno del Cancro e le sue radici profonde la rendono resistente alla siccità. Il nome deriva dall’antica Persia ed è stata introdotta in Grecia intorno al 490 a.C.
In Italia, cresce diffusamente nella Pianura Padana, in particolare nelle zone vocate alla produzione del Parmigiano Reggiano, dal momento che è l’alimento principale dei bovini che producono il latte destinato al formaggio stagionato.
Il fiume Po segna il confine ideale: a nord si trovano le coltivazioni di mais poco produttive per il miele, mentre a sud c’è il regno dell’erba medica, un alimento prezioso per le api, particolarmente digeribile e fondamentale per l’invernamento.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso richiama l’erba tagliata e il fieno bagnato. Al palato, il gusto mediamente dolce ricorda il mosto d’uva e il latte cotto. Di colore chiaro, il miele di erba medica è cremoso, delicato e molto fine.
Scopri di più sul miele di erba medica nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È un arbusto tipico della regione mediterranea che preferisce i terreni freschi, acidi e leggermente umidi. Fiorisce sotto il segno dell’Ariete e i fiori formano dei grappoli piramidali di colore bianco o rosa. Il nome deriva dal greco ereíkein, che significa spezzare, in riferimento alla fragilità dei rami. Le radici dell’erica vengono utilizzate per la realizzazione di pregiati fornelli per pipe.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso sprigiona profumi di caramello, caffè, camomilla e spezie. Al palato è mediamente dolce e persistente, bilanciando note di mou e tamarindo con un finale lievemente amaro. Di colore ambra scuro con sfumature rosse o aranciate, il miele di erica è generoso e complesso.
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Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
In Italia la specie più comune è l’Eucalyptus camaldulensis, che può raggiungere i 20 m di altezza con un tronco diritto dalla corteccia spugnosa con toni rossastri, grigi, verdi e bianchi. Fiorisce sotto il segno del Cancro. Piantato spesso vicino alle coste, resiste bene alla salinità dei terreni e alla siccità, ma soffre il freddo: i venti di tramontana invernali possono gelare le foglie che si tingono di giallo-rossastro, diventando un segnale evidente per gli apicoltori. Vicino al mare, in estate, la pianta è esposta a effluvi salmastri dovuti ai venti di levante, che conferiscono al miele una lieve sapidità che racconta il vento salato del Mediterraneo.
Pur essendo originario dell’Australia, il nome “camaldulensis” deriva da Francesco Ricciardi, conte di Camaldoli.
Negli ultimi anni, gli eucalipti italiani sono stati colpiti dal parassita australiano Glycaspis brimblecombei, che ha ridotto significativamente la produzione di miele.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso, la complessità olfattiva spazia tra note animali, affumicate e dolci. Al palato, il gusto bilancia dolcezza e sapidità, con tratti lievemente piccanti. Di colore ambrato o nocciola chiaro, il miele di eucalipto sorprende per la sua forte personalità.
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Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Gino Fabbri è un’icona della pasticceria italiana, fonte d’ispirazione per chiunque scelga una carriera nel mondo del dolce. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il primo premio per la “Torta del Giubileo del 2000”. Nel 2015 ha guidato la squadra italiana alla Coupe du Monde de la Pâtisserie, conquistando la medaglia d’oro che ha riportato il titolo in Italia dopo 18 anni. È anche stato presidente dell’Accademia Maestri Pasticcieri, l’associazione che riunisce i migliori pasticcieri italiani.
La sua produzione dimostra che la pasticceria tradizionale è un patrimonio intoccabile della cultura gastronomica italiana. Utilizza il miele di sulla, o altri mieli delicati, per preparare le sue celebri madeleines e il soffice pan di spagna usato come base della Torta fresca estate.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso emergono sentori vegetali e note di china e rabarbaro; al palato, la dolcezza delicata e il finale fresco e mentolato armonizzano il quadro aromatico. Di colore ambrato, fiori delle Alpi è un miele “da meditazione” che racchiude la ricchezza botanica alpina.
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Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Vittorio Fusari ha lasciato un segno indelebile nella gastronomia lombarda. Ispirato dal Lago d’Iseo, sua terra natale e primo amore, ha costruito una cucina che valorizzava il pesce di lago e gli ingredienti stagionali.
La sua ricerca costante di piccoli produttori di eccellenza ha dato vita a piatti iconici come la sfogliatina di patate con caviale bresciano: una patata avvolta in sfoglia, servita con panna acida e caviale appena uscita dal forno.
Iniziata al Volto d’Iseo nel 1981, la carriera lo ha poi portato Al Pont de Ferr di Milano, punto di riferimento della cucina lombarda immerso nella cornice romantica e senza tempo dei Navigli. Era un grande estimatore dei mieli e, in particolare, dell’aceto di miele.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È una pianta erbacea coltivata in tutto il mondo, sia come oleaginosa sia a scopo ornamentale, che si adatta a quasi tutti i tipi di terreno. Fiorisce sotto il segno del Cancro.
Diverse varietà vengono impiegate per i semi, utilizzati in pasticceria, nella panificazione o per il consumo diretto.
L’olio di girasole contiene una quantità di destro-alfa-tocoferolo (vitamina E) quattro volte superiore a quella presente nell’olio d’oliva.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso unisce profumi di polline, fieno, ananas e frutto della passione. Al palato, il gusto fruttato e fresco, con note acidule e un retrogusto di anice stellato, evoca aromi quasi tropicali. Di colore giallo intenso e brillante, il miele di girasole racchiude grandi qualità.
Scopri di più sul miele di girasole nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È un fitto intreccio sferico di api che si forma nell’alveare durante l’inverno, quando la temperatura esterna scende sotto i 10 °C. Le api si muovono lentamente in vortici circolari dall’esterno verso l’interno: quando arrivano al centro, muovono i muscoli del torace senza agitare le ali, bruciando gli zuccheri del miele e producendo calore.
La temperatura al centro del glomere, dove si trova la regina, non scende mai sotto i 25 °C, anche se all’esterno dovesse arrivare a -20 °C.
Il glomere protegge la regina e la colonia nei mesi più freddi ed è un esempio di sistema cooperativo evoluto.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È il composto organico più diffuso in natura, sia libero sia sotto forma di polimeri. C₆H₁₂O₆: lo zucchero del miele, delle cellule di tutti gli esseri viventi e del sangue umano. La sua struttura molecolare spiega perché, nel corso dell’evoluzione, la natura lo abbia scelto come unità di base per fornire energia e forma agli esseri viventi.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Heinz Beck, chef tre stelle Michelin del ristorante La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri, esprime il suo amore per l’Italia in ogni piatto con precisione, passione, dedizione e cura del dettaglio. La sua cucina parte dalle migliori materie prime e unisce tradizione mediterranea e influenze orientali.
Ogni piatto è frutto di uno studio meticoloso, in cui l’equilibrio dei sapori, la creatività e il rigore convivono armoniosamente. Tra i suoi piatti più celebri, i fagottelli ripieni di carbonara sono la reinterpretazione gourmet di un classico della cucina romana.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È la prima bevanda alcolica prodotta dall’uomo, semplice negli ingredienti ma complessa nella cura. Idromiele è un marchio registrato Mieli Thun: la prima versione, in commercio nel luglio 2017, comprendeva solo 1.800 bottiglie, sigillo di uno stile e di una nuova interpretazione dell’antica ricetta dell’idromele. I primi esperimenti con acqua e miele sono iniziati nel settembre 2001, grazie anche al supporto dell’enologo Mario Pojer.
Per ottenere un buon idromiele, però, occorre equilibrare miele e fermentazione, passando dall’alcol alla trasformazione batterica che porta all’aceto di miele. Dalla ricerca Mieli Thun nascono tre versioni, tutte realizzate con l’acqua della fonte alpina della Val Nambrone, in Trentino. La proporzione è circa un terzo di miele e due terzi d’acqua: così i lieviti, inizialmente assopiti dalla densità zuccherina, fermentano rapidamente gli zuccheri semplici del miele e li trasformano in alcol.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso emerge un fresco profumo di pompelmo. Al palato, il gusto richiama lampone e fragola, regalando un’esperienza dolce e originale. Di colore chiaro, con sfumature e caratteristiche diverse in base alla zona di produzione, il miele di indaco bastardo è delicato e fruttato.
Scopri di più sul miele di indaco bastardo nello shop online Mieli Thun.
Al naso sprigiona note di lavanda, spezie, gelsomino e caprifoglio. Al palato si caratterizza per i freschi e delicati sentori di camomilla. Di colore madreperla, il miele di lavanda riflette l’essenza dei fiori mediterranei.
Scopri di più sul miele di lavanda nello shop online Mieli Thun.
Al naso richiama il profumo dei frutti esotici non ancora maturi. Al palato emerge la freschezza della zesta con un finale quasi frizzante che evoca la buccia candita degli agrumi. Di colore chiaro e vellutato, il miele di limone bilancia dolcezza e acidità.
Scopri di più sul miele di limone nello shop online Mieli Thun.
Ristorante Il Portico, Appiano Gentile (CO)
Paolo Lopriore è un outsider dell’alta cucina che da anni porta avanti un percorso personale, concreto e originale. Ha rivoluzionato il concetto di pasto e convivialità, progettando un menu interattivo in cui si possono comporre e calibrare i piatti secondo i gusti personali.
Nel suo ristorante, ogni portata è accompagnata da diverse salse e condimenti – ad esempio, è possibile scegliere se sul lucioperca si preferisce la salsa alla mandorla o le albicocche arrosto, o se aggiungere cannella, mascarpone o mosto di vino sulla pera cotta al vino bianco – mentre il pesce di lago diventa protagonista, dimostrando come la materia prima, se trattata con delicatezza, possa raggiungere livelli sublimi.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È un arbusto perenne e cespuglioso che può raggiungere i 4 m di altezza. Predilige i terreni umidi e cresce nei boschi di pianura e di montagna, in prossimità di fiumi o paludi. I rami, flessibili ma provvisti di spine pungenti, la rendono facilmente riconoscibile. I fiori, molto piccoli, sono di un giallo vivace mentre i frutti, commestibili, ricordano la mela essiccata e, una volta tostati e macinati, possono essere impiegati come surrogato del caffè. Secondo la tradizione, questa pianta fu utilizzata per intrecciare la corona di spine di Gesù.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso si percepiscono cuoio, caramello, fieno e liquirizia. Al palato unisce mou e sentori di caffè in un gusto caldo e persistente. Di colore intenso, il miele di marruca è deciso e sorprendente.
Scopri di più sul miele di marruca nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È la disciplina scientifica che studia i pollini presenti nel miele per identificarne l’origine botanica. Analizzando la struttura indeformabile dei pollini, è infatti possibile determinare le varietà botaniche e la provenienza geografica delle piante da cui le api hanno raccolto il nettare o la melata.
Queste informazioni hanno permesso di creare delle mappe dei pollini nazionali e di definire le schede di caratterizzazione dei mieli italiani. Queste ultime sono nate incrociando 15 anni di analisi chimico-fisiche, palinologiche e organolettiche, codificate dal CREA – sede di Bologna, unità di ricerca per l’Apicoltura e la Bachicoltura.
Il laboratorio storico più autorevole in Italia è Piana Ricerca e Consulenza, con sede a Castel San Pietro Terme (Bologna).
Malus domestica, Rosaceae
È un piccolo albero deciduo che raggiunge i 5-12 m di altezza, con chioma densa e fiori a simmetria pentamera (con cinque petali), bianco-rosati, e apparato radicale superficiale. Alcune varietà antiche sono presenti nel leggendario meleto di Tolstoj a Jasnaja Poljana. Il melo fiorisce sotto il segno del Toro. Il suo genoma, composto da 13 miliardi di nucleotidi, è stato completamente sequenziato da 85 scienziati coordinati dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige.
La mela è il frutto simbolo della Val di Non, la più ampia valle del Trentino. Fin dal XIX secolo, è stata al centro dell’economia locale e oggi il consorzio, che riunisce oltre 5.000 famiglie produttrici, è il più grande produttore italiano di mele – con 300.000 tonnellate annue (pari al 15% della produzione nazionale e al 5% di quella europea) – tutelate dalla Denominazione di Origine Protetta (DOP).
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso evoca il profumo del sidro di mela e dei fiori di melo, con note vegetali e muschiate. Al palato si apre su fiori e vegetali con sfumature di cardo e carciofo lesso. Di colore nocciola con riflessi grigio-verdi, il miele di melo è raro e gentile.
Scopri di più sul miele di melo nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
vegetali o da sostanze secrete da insetti succhiatori presenti su parti vive delle piante. Le api raccolgono, trasformano e combinano questi elementi con sostanze proprie, le depositano nei favi, le disidratano, le immagazzinano e le lasciano maturare.
Il termine “miele” deriva dall’ittita melit, a testimonianza che il miele era noto in Asia Minore già nel II millennio a.C. Le prime tracce della raccolta del miele risalgono al VI millennio a.C. e sono relative a delle
arnie primitive.
In Egitto, il miele era un alimento prezioso: veniva prodotto seguendo le fioriture lungo le rive del Nilo e barattoli di miele erano posti accanto alle mummie per garantire il nutrimento nell’aldilà. Alla fine dell’Ottocento, l’egittologo Theodore Davis scoprì un barattolo di miele di 3.300 anni, intatto e commestibile.
Nell’antichità il miele era ampiamente utilizzato: nell’impasto del pane e nelle marinature dai Babilonesi, che lo regolamentavano anche nelle leggi del codice di Hammurabi; dai Greci e dai Romani, nel vino, nella birra e nell’idromele; e nella cultura ayurvedica indiana, dove già 3.000 anni fa era considerato cicatrizzante, afrodisiaco, dissetante e purificante.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È la mappa cromatica e botanica dei mieli ideata da Mieli Thun. Contiene delle schede che aiutano a comprendere meglio il miele: permette di osservare, annusare, assaggiare e analizzare i colori, i riflessi e le caratteristiche botaniche di ogni varietà, fino alla storia della pianta da cui proviene e ai pollini principali e di accompagnamento.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
È un vero e proprio “monolite di miele”, pensato per raccontare 18 varietà di profumi, aromi, sapori e intensità. È un kit studiato per sperimentare, affinare l’assaggio, confrontare e riconoscere mieli diversi. La collezione Mielimania comprende mieli monofloreali, cru di nettari rari, intensi e aromatici, custoditi all’interno di un cofanetto che richiama un vassoio di cioccolatini.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso sprigiona profumi floreali e di frutta candita. Al palato, il gusto di media dolcezza, alterna ricordi di frutta in confettura e sciroppo di pesca in un mosaico aromatico unico. Di colore dorato e vivace, il miele millefiori racconta la biodiversità dei paesaggi italiani.
Scopri di più sul miele millefiori nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Ristorante Atto, Firenze
Vito Mollica, chef una stella Michelin del ristorante Atto di Firenze, basa la sua cucina sull’eccellenza dell’ingrediente. Come ama ripetere: “bisogna conoscere l’uomo dietro il prodotto”. La sua cucina celebra i sapori mediterranei più puri, combinando ricerca e rispetto delle materie prime, dai salumi tradizionali di Cinta Senese alle uova delle galline livornesi. Tra i piatti più apprezzati: cavatelli cacio e pepe con gamberi rossi marinati e calamaretti spillo, e tonno scottato su crema di fagioli di Rotonda e ciambotta lucana.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
L’ape regina è il fulcro della colonia, madre di tutte le api. Quando è necessaria una successione, la regina anziana lascia l’alveare in sciamatura con uno stuolo di api, trasferendo alla nuova reggente le migliori condizioni possibili: favi pieni di miele, un nido pronto e numerosi sudditi.
La regina effettua un unico volo nuziale, durante il quale migliaia di fuchi competono per accoppiarsi con lei. Questo volo basta per riempire la sua teca spermatica, dalla quale attingerà per tutta la vita (circa tre anni) per fecondare le uova e dare vita a milioni di api.
Inoltre, attraverso la produzione di ormoni, la regina influenza il comportamento dell’intera colonia.
Nonostante il termine “monarchia”, la vita nell’alveare è democratica: le operaie proteggono la regina finché percepiscono la sua vitalità; quando questa viene meno, costruiscono delle nuove celle reali più grandi e perpendicolari, depongono uova alimentate solo con pappa reale e danno vita a delle nuove regine. Alla fine, solo la più forte riuscirà a proseguire il ciclo di vita straordinario che rende l’alveare un superorganismo.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Ristorante Pomireau, Seregno (MB)
Giancarlo Morelli è uno chef eclettico e creativo, capace di imprimere la propria firma stilistica dal ristorante gourmet alla trattoria di qualità.
Il viaggio nella sua cucina inizia al Pomireau di Seregno, ristorante stellato situato in un’antica corte della provincia di Monza e Brianza. Qui i piatti nascono dalla tradizione lombarda, arricchendosi di suggestioni peruviane e tocchi speziati che combinano eleganza e inventiva.
Accettando la sfida di una cucina conviviale, Morelli ha creato Bulk Mixology Food&Bar, un’oasi urbana nel cuore di Milano, in zona Chinatown, dove dimostra come la qualità dell’ingrediente sia sufficiente per regalare piacere senza bisogno di artifici.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Teo Musso è un alfiere indiscusso dell’innovazione e della valorizzazione della materia prima. Quando Andrea Paternoster lo incontra, resta folgorato dalla sua visione: far uscire la birra dall’ambito industriale, trasformandola in cultura e arte. Nella vecchia casa di Teo, una credenza con più di 30 varietà di miele ispira l’idea della birra al miele. Dopo alcune ricerche, Erika e poi Mielika raccontano in maniera sublime come il miele possa evolvere da semplice fonte di zuccheri a componente aromatica fondamentale.
Ristorante Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano
Alessandro Negrini e Fabio Pisani, chef due stelle Michelin, propongono una cucina mediterranea d’avanguardia, fatta di ricerca, semplicità e massima riconoscibilità dei sapori. Eredi dei grandi maestri della cucina italiana Aimo e Nadia Moroni, uniscono le loro competenze per interpretare l’eccellenza gastronomica italiana: l’attenzione maniacale alla materia prima e lo studio approfondito delle tecniche di cottura permettono loro di preservarne intatta la purezza.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Giacomo Petrarca è nato e cresciuto ad Amelia, tra le colline della bassa Umbria, dove ha imparato che l’ulivo e la fredda tramontana invernale sono un metro prezioso per comprendere le cose e il mondo.
Attualmente vive a Milano, dove svolge attività di ricerca presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Da anni coltiva con passione la filosofia, la Torah e le api, alternando le priorità a seconda delle stagioni.
Maria Lucia Piana è considerata una delle maggiori esperte di miele a livello mondiale, autrice o coautrice di 47 pubblicazioni scientifiche e di oltre 100 contributi di taglio tecnico.
Dopo gli studi in biologia, inizia a lavorare presso l’Apicoltura Piana dove si specializza nell’analisi del miele allestendo all’interno dell’azienda un laboratorio per il controllo analitico del prodotto. Nel 1991 lascia l’azienda per dedicarsi alla libera professione, ma continua a operare nel settore apistico attraverso collaborazioni con enti di ricerca, corsi e lezioni rivolti agli apicoltori, con particolare attenzione all’analisi sensoriale del miele. Dal 2006 al 2009 costituisce il laboratorio Apishare in società con Conapi; dal 2009 prosegue le stesse attività con la società Piana Ricerca e Consulenza Srl.
È la parte sessuale maschile del fiore, costituita da tre cellule aploidi necessarie alla riproduzione. Raccolto dalle api in microgranuli, questa polvere di colore giallastro tendente al marrone è un cibo completo e complesso con proprietà organolettiche interessanti: è ricchissimo di proteine (fino al 30%), di aminoacidi (15-22%), lipidi (10%), acidi grassi insaturi e steroli, carboidrati (fino al 50% allo stato secco), zuccheri (fino al 10%), acqua (fino al 20%), vitamine (C, A, B, acido pantotenico, acido folico) oltre a enzimi, ormoni, sali minerali (ferro, calcio, magnesio, potassio e zinco) e flavonoidi. Presente in tracce nel miele, permette di identificarne l’origine botanica e geografica tramite la melissopalinologia. Nei mieli monofloreali, oltre al polline principale, si trovano pollini di accompagnamento che indicano la vegetazione della zona di provenienza.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Bottega-Enoteca ParlaComeMangi
Guido Porrati spicca come icona italiana di curiosità e preparazione gastronomica. I piccoli esercizi a conduzione familiare sono il ponte tra la produzione e il cliente finale, e rappresentano i principali portavoce del rinascimento dei mieli. In questo contesto, la sua Bottega-Enoteca ParlaComeMangi, a Rapallo, è un negozio moderno e innovativo nelle proposte, ma con profonde radici nella tradizione. La professionalità che distingue le migliori attività qui si traduce in due missioni fondamentali: informare puntualmente la clientela e dare voce e reddito alle piccole imprese agricole.
Rhododendron, Ericaceae
È un arbusto tipico del paesaggio alpino, alto 40-90 cm, con fiori rossi e foglie verdi e rossastre sul lato inferiore. Predilige i suoli acidi e i climi freddi di alta quota. Secondo il linguaggio floreale giapponese Hanakotoba, i fiori di rododendro simboleggiano pazienza e modestia.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso, il profumo di fiori bianchi, neve e timo serpillo chiude in note di anguria e muschio. Al palato, la dolcezza media e i ricordi vegetali chiudono con un finale di cera vergine. Di colore giallo paglierino chiaro, il miele di rododendro è pregiato e prezioso.
Scopri di più sul miele di rododendro nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Ristorante Reale, Castel di Sangro (AQ)
Niko Romito, cuoco outsider innovativo e con le idee chiare, ha conquistato tre stelle Michelin in soli sette anni, trasformando l’Abruzzo in una meta gourmet di riferimento.
La sua cucina è essenziale, pulita, acida e istintiva, capace di dialogare con essenze, infusi, fondi, estratti e concentrazioni, e rappresenta uno dei percorsi di ricerca gastronomica più interessanti d’Italia. Nei pressi del suo ristorante, sul dosso di una collina, sono collocati alcuni alveari Mieli Thun da cui si produce un miele unico, espressione del bosco e delle montagne abruzzesi.
Andrea Paternoster conduceva un workshop di due giorni per insegnare ai ragazzi della Niko Formazione come utilizzare, degustare e cucinare con il miele. Oggi il workshop continua con passione grazie alla figlia Francesca.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Antico Forno Roscioli, Roma
Pierluigi Roscioli sperimenta nuovi modi di fare il pane, senza dimenticare le tradizioni antiche, nel suo celebre forno di via dei Coronari. Tra le sue specialità: miele di castagno nell’impasto del pane di segale, miele d’arancio nel panettone e miele di sulla nella colomba pasquale.
Il forno è un punto di riferimento nella capitale, riempiendo le strade intorno a Campo de’ Fiori con il profumo del pane e della pizza croccante.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Rosmarinus officinalis, Lamiaceae
È un arbusto sempreverde legnoso, molto ramificato, con fiori di 5 mm di larghezza che variano dal viola-azzurro al rosa o bianco. Fiorisce tutto l’anno nei climi adatti e prospera sui terreni aridi, secchi e ben drenati. Il nome deriva dal latino ros marinus, che significa “rugiada del mare”.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso si caratterizza per i profumi delicati di buccia d’uva bianca appena spremuta, richiami ai fiori di ciliegio e albicocco, e una lieve nota marina sul finale. Al palato è elegante e armonico, con una dolcezza equilibrata, fragranze floreali, lievi note di cera d’api e un finale di mandorle sbucciate.
È ideale come componente dolce nel salmoriglio, nelle preparazioni di selvaggina da piuma e carni bianche al forno, ma anche spennellato con parsimonia su una costata. Può essere utilizzato anche per marinature prolungate di carni rosse.
Il miele di rosmarino ha radici storiche: era infatti apprezzato dagli antichi romani che lo chiamavano “miele di Narbona”.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Satureja montana, Lamiaceae
È un arbusto aromatico, alto circa 30 cm, cespuglioso e molto ramificato, con foglie lineari-lanceolate, coriacee e bordate di piccole ciglia. I fiori presentano la corolla bianca o rosa pallido. Predilige i terreni rocciosi e aridi di montagna. Originaria del Mediterraneo e dell’Asia occidentale, nell’antica Roma era
ricercata per le sue presunte proprietà afrodisiache.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso ha un odore caratteristico, medicinale, che ricorda la Coccoina® e aromi di mandorla. Al palato è intenso e coinvolgente, con un finale che sorprende per un lieve richiamo alla colla, coerente con le note percepite al naso. È un miele di grande carattere che si abbina bene a risotti speziati con melanzane o legumi dolci e alle salse da servire con le carni di cacciagione. Può essere utilizzato per aromatizzare l’acqua di cottura a vapore di zucchine, patate e cavoli e come ingrediente segreto per la bagna càuda. In Abruzzo viene spesso chiamato “miele di timo”: attenzione a non confonderlo.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Hedysarum coronarium, Fabaceae
È una pianta foraggera che può raggiungere i 60 cm di altezza, con foglie dotate di una pagina inferiore villosa. I fiori, di colore rosso carminio, si sviluppano in fitti grappoli. Predilige i terreni profondi, eutrofici e argillosi e non tollera i suoli acidi o salini.
I suoi semi sono così minuscoli che 1.000 semi di sulla pesano appena 5 g.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso sprigiona profumi floreali e vegetali di paglia ed erba secca. Al palato, il gusto gentile richiama note di legumi verdi e mallo di noce. Di colore bianco cera o ghiaccio, il miele di sulla è fresco e mediterraneo.
Scopri di più sul miele di sulla nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Taraxacum officinale, Asteraceae
È una pianta erbacea perenne con foglie a rosetta, radice a fittone e caratteristici capolini gialli su steli cavi. I semi formano i tipici globi piumosi detti comunemente soffioni. I semi di tarassaco arrivarono in America a bordo del Mayflower nel 1620, trasportati dai primi 102 coloni che ne apprezzavano le proprietà medicinali e alimentari.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso sprigiona note di zolfo, aceto, fieno bagnato e radici. Al palato si rivela dolce, con sfumature vanigliate e sentore di camomilla. Di colore giallo intenso, il miele di tarassaco sorprende per il contrasto tra il profumo pungente e il gusto dolce.
Scopri di più sul miele di tarassaco nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Tilia, Tiliaceae
In Italia si trovano due specie principali: Tilia cordata e Tilia platyphyllos. Entrambe hanno il tronco robusto e la chioma larga, sono specie longeve e poco esigenti che crescono bene in diversi tipi di suoli ed esposizioni al sole.
Il padre del celebre naturalista Carl von Linné scelse il cognome della famiglia proprio a partire dalla parola svedese lind, che significa tiglio.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso rivela profumi complessi tra fiori, spezie e resina. Al palato, note mentolate e agrumate chiudono in un equilibrio balsamico. Di colore bianco con riflessi dorati, il miele di tiglio è aromatico e persistente.
Scopri di più sul miele di tiglio nello shop online Mieli Thun.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Thymus capitatus, Lamiaceae
È un arbusto perenne legnoso, alto circa 40 cm, con fiori rosati e foglie piccole e ricche di oli essenziali. Predilige i terreni poveri e rocciosi delle zone aride, come i Monti Iblei in Sicilia. Ampiamente utilizzato in cucina e in fitoterapia, il timo era simbolo di coraggio nel Medioevo: i cavalieri in partenza per le crociate ricevevano sciarpe con un rametto ricamato di questa pianta, come augurio di forza e protezione durante il lungo viaggio.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso sprigiona profumi di fiori, erbe, zucca e spezie. Al palato unisce dolcezza e note salate, con un finale minerale caratteristico. Di colore ambrato con sfumature beige o nocciola, il miele di timo è complesso e aromatico.
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Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Trifolium, Fabaceae
È una pianta erbacea che non supera i 30 cm, molto resistente al freddo. Predilige i terreni argillosi, ma si adatta a quasi tutti i tipi di suolo, purché non siano troppo bagnati, dove cresce molto rapidamente in circa 15 giorni. È il simbolo dell’Irlanda e di San Patrizio, evangelizzatore dell’isola, e di San Colombano, promotore della cristianizzazione in Europa. Le sue tre foglie hanno simboleggiato anche la Trinità nella tradizione cattolica.
Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)
Al naso rivela note vegetali e floreali. Al palato, freschezza e dolcezza si uniscono in un gusto armonioso e persistente. Di colore bianco, talvolta latteo, il miele di trifoglio è versatile ed equilibrato.
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Tratto dal Dizionario dei mieli nomadi (Corraini Edizioni)